Il fenomeno delle sovrauccisioni nei predatori (sconsigliato ai romantici!)

Sento sempre dire, quando si parla di uccisioni di animali da parte di predatori, che l’uomo uccide per divertimento, l’animale NO! (riferito al lupo o altro predatore di turno). SBAGLIATO! perché, lo fa per “divertimento”, o se vogliamo, per “piacere” anche il predatore!

E’ di questi giorni una vicenda di tanti animaletti trovati uccisi in centro di recupero, notizia passata anche sui TG nazionali.

Inizialmente si pensava alla mano di qualche uomo crudele, cosa che sembra quasi far piacere a tanta gente, come se dimostrare quanto crudele è l’uomo sia la moda del momento. Uno strano fenomeno per cui far vedere quanto sia cattivo il prossimo serve a rendere migliori noi, di fronte noi stessi e agli altri.

In realtà, facendo l’autopsia alle povere bestiole, si è visto che erano state uccisi da volpi.

volpeconiglio Il fenomeno delle sovrauccisioni nei predatori (sconsigliato ai romantici!)Ora senza entrare nel merito della vicenda su cui confesso, non ho tanto approfondito, ho pensato di scrivere questo articolo, perché l’argomento comunque salta spesso fuori e ne scaturiscono discussioni anche animate. E siccome ogni volta mi trovo a ri-spiegare questi concetti, e facciamo l’ennesimo articolo chiarificatore.

Parliamo allora di uccisioni in eccesso da parte di predatori anche selvatici, e non solo di quelli addomesticati, come il cane.

il fenomeno è detto OVERKILLING o SURPLUS KILLING

e insomma, sta a significare che i predatori uccidono più prede di quante glie ne servano per sfamarsi!

Già, perché la vita è dura, duro è sopravvivere, e nonostante al giorno d’oggi imperversi il veganesimo, il gentilismo e l’eccessiva morbosità verso gli animali, dalla quale non lo nego, sono affetta anche io, beh, non viviamo a Disneyland!

Ma da che mondo e mondo esistono prede e predatori, e la lotta per la sopravvivenza lo ripeto è dura, molto dura!

La natura non ha mai guardato all’individuo, ma alla specie. La natura, nella quale tutte le specie si sono evolute, ha sempre premiato chi era più adatto a sopravvivere nel proprio ambiente, ed è sempre stata crudele con quei soggetti che lo erano meno.

Ma è così che ci siamo evoluti, e che siamo diventati, tutti, inteso come specie, perfetti per la nicchia ecologica occupata.

Mi capita di assistere a “risse” nei forum, fra persone che affermano che l’uomo è crudele, è brutto e cattivo. Gli animali invece sono puri, non sono cattivi, e non fanno del male per niente.

Almeno il lupo, dicono, non uccide per divertimento, ma solo il necessario!

FALSO! niente di più falso…

volpeconiglio Il fenomeno delle sovrauccisioni nei predatori (sconsigliato ai romantici!)

Ora, c’è da parlare un po di etologia, e c’è da spiegare concetti per cui ci vorrebbe un corso completo, per dare un quadro esauriente. Ma cerchiamo di essere brevi, dote di cui io a dire il vero sono “un po’” carente…

I comportamenti degli esseri viventi sono in parte appresi e in parte innati.

Quelli innati, una volta chiamati istinti, ora tendenzialmente “comportamenti specie specifici” o “ad alto determinismo genetico“, sono automatici, non ce li insegna nessuno, lo facciamo e basta.

Esistono degli stimoli, ovvero diciamo, qualcosa nell’ambiente che muta e che attira la nostra attenzione (un suono, qualcosa che si muove, una luce ecc ecc…), e se questi stimoli sono “stimoli chiave” per la nostra specie, si dice che “elicitano” un comportamento.

Ad esempio, l’apparire di una lepre, “elicita” il predatorio nel cane.

Stimoli NON specie specifici, in genere prima o poi in un modo o nell’altro, assumeranno un significato in base alle esperienze e alle sensibilità individuali, nel corso della vita di un individuo.

E qui sfociamo nel condizionamento e nell’apprendimento, ma è un capitolo lungo che in questo momento non ha senso tirare fuori, che però è molto affascinante, di cui consiglio l’approfondimento ai ghiotti di etologia, quale sono anche io.

Badate bene che questo vale anche per noi, che non siamo “cattivi o crudeli”, ma siamo solo “un po’ più complessi” di tanti altri animali, per cui il nostro equilibrio psichico è ben più difficile da mantenere, siamo una specie dove la cultura influisce ancora di più che negli altri animali, e questo può creare grossi danni quando questo non avviene. Inoltre siamo decisamente più abili e cognitivamente superiori, da essere capaci di creare danni immensi. Ma anche questo è un discorso lungo. Ma rimane il fatto, che animali lo siamo anche noi e in fondo, funizioniamo allo stesso modo.

Ma se ci pensate vi sarà capitato di sentire animali comportarsi in modo “crudele” quando in genere non è “normale” per la loro specie, ad esempio, cani maschi adulti aggredire o addirittura uccidere cuccioli, cosa che un adulto equilibrato, non farebbe mai. E quindi? Son cattivi anche loro? NO! Cattivo è un concetto che abbiamo conianto noi. Semplicemente, o son nati diciamo così “difettosi” (deviati geneticamente riguardo alle caratteristiche di specie), o le loro esperienze di vita non hanno fatto di loro un adulto equilibato, come dovrebbero essere normalmente gli adulti della specie stessa.

Quello che a me da fastidio, è vedere questa aggressività verso i nostri conspecifici e questo AMMMOOOORE incondizionato verso qualsiasi altra forma di vita, che, diciamocelo, è un po innaturale, perché dovremmo prima badare a “Noi stessi”, inteso come specie.

E allora sfatiamo un po’ di luoghi comuni diffusi in questo periodo di “buonismo animalesco”.
Del resto vorrei vedere questi buonisti che fine farebbero, se messi nella savana in mezzo ad un branco di leoni…

Tornado agli istinti, i comportamenti di cui sopra, che vengono attivati in modo “automatico” da stimoli chiave, sono comportamenti che sono appunto stati premiati dalla natura stessa, in quanto davano un vantaggio a chi li metteva in atto, consentendo loro o di salvare la pelle da un pericolo, o di procreare, o di nutrirsi, perché gira e rigira, salvare la pelle, mangiare e procreare, e quello che fanno tutti gli esseri viventi, anche se ripeto, so che sto smontando tanti miti romantici.

Ebbene si, perché anche l’amore, o l’amicizia, quelli che ci sono fra umani, fra parenti, fra mamma e figlio, fra amici, fra marito e moglie, alla fine è “adattativo” per portare avanti la nostra specie, è brutto dirlo, ma è così. Ad es, la coppia uomo donna, dalla notte dei tempi, si forma e si lega in modo così forte, perché la nostra prole ci mette tanto a diventare indipendente. In questo modo il legame duraturo e il senso di protezione farà in modo che il cucciolo di uomo possa essere concepito e crescere sano e forte fino all’età adulta.

Il fatto che la donna sia fertile ogni mese, ma non resti incinta così spesso, il fatto di avere rapporti sessuali continui e non solo nel periodo dell’estro come per altre specie, rinforza e protrae nel tempo tale legame.

L’ho detto… che questo non è un articolo consigliato agli incurabili romantici eh!

Bene, ma come si è arrivati a questi istinti? Molto semplicemente, c’erano individui che magari inizialmente anche solo in modo più blando, ma reagivano a certi stimoli in una determinata maniera, che era più proficua del modo in cui reagivano altri, o comunque era proficua in generale, per dare un vantaggio e consentire la salvezza e la riproduzione del soggetto, al contrario di chi si comportava diversamente.

Ma il comportamento, anche appreso, ha sempre una base nella genetica, e quindi chi aveva un comportamento più idoneo, riuscendo a sopravvivere a riprodursi, passava questa tendenza comportamentale anche alla prole.

Ecco perché certi comportamenti sono innati e al massimo “si aggiusta il tiro” con l’esperienza.

Sono comportamenti fondamentali per la sopravvivenza di quella specie! E solo chi li mette in atto “va avanti” portando avanti i propri geni.

L’evoluzione, la natura favorisce il più adatto, sia morfologicamente, che come comportamento, a sopravvivere e occupare una certa nicchia ecologica.

Vi faccio una domanda, ma secondo voi, il cane è stupido? A correre dietro la pallina? Non lo sa che non si mangia?

E certo che lo sa… magari ci casca la prima volta, credendo che ne so un topolino, ma poi lo vede, lo capisce, che non si mangia… eppure continua a rincorrerla. E lo sapete cosa fa la pallina? “Elicita” il predatorio!

Il ftto è che, mettere in atto il predatorio gratifica il cane, proprio a livello chimico, come circuito della gratificazione e del piacere. Anche se alla fine non si mangia! (E anche sul circuito della gratificazione suggerisco approfondimenti!)

Quindi, sfatiamo pure un altro mito romantico. Alla fine il cervello è solo chimica, è la chimica che ci spinge ad agire, che ci fa provare piacere o dispiacere, gioia o tristezza e cosi via. E spesso scompensi chimici provocano ad es depressione, tanto per dire. Ed anche i tanto nobili sentimenti, sono adattativi alla sopravvivenza della specie.

Ora, tornando ai predatori, che abbiamo divagato già fin troppo, del resto i concetti in ballo son tanti… dicevamo, come mai, accade a volte, che invece di UNA preda, ne facciano fuori tante, troppe? Visto che ancora qualcuno dice che è impossibile, solo l’uomo fa certe cose? O comunque non si capacitano che possa accadere.

E invece succede, eccome che succede!

Beh, andare a caccia ragazzi, è fatica, è dispendio di energie, e spesso… finisce a vuoto.

Ora, o si ha una gran voglia di andare a caccia, o si muore di fame. Ne consegue che nei predatori, come dice la parola stessa, l’istinto predatorio è fortissimo! Perchè se non lo fosse si sarebbero estinti da un pezzo.

Ma i predatori, non cacciano per mangiare, cacciano perché provoca in loro gratificazione! Poi certo, imparano che per mangiare devono andare a caccia. Ma lo fanno PERCHE’ GLI PIACE!

Se cosi non fosse, ripeto, i cani con ancora un forte istinto predatorio, non rincorrerebbero la pallina. E noi ci siamo tenuti l’istinto predatorio in un bel numero di razze da lavoro, perché è proprio su questo, che facciamo leva, svolgendo attività con i nostri cani.

Del resto al giorno d’oggi non avrebbero più bisogno di dare la caccia alla ciotola, al contrario del cugino lupo che ancora campa procacciandosi il cibo da solo.

E di fatti, in razze in cui il predatorio era inutile se non addirittura dannoso, tale istinto, previa selezione, non è più o quasi presente, come in alcune razze da compagnia o di custodi del gregge.

Tornando ai predatori selvatici, sono rimasta affascinata, quando ho sentito raccontare da una famosa etologa, ad un corso addestratori, di come avessero provato a scoraggiare i lupi americani, nel cacciare le pecore.

Perché, noi in Europa, abbiamo tradizioni millenarie di pastorizia, e abbiamo, per ogni regione europea, la rispettiva razza autoctona di grandi molossi veloci da difesa del gregge adatti allo scopo. Ma in America inizialmente non avevano questi cani, pare poi ne abbiano importati proprio dall’Europa dopo il fallimento di altri metodi.

Ma fra i vari metodi tentati, per cercare di far si che il lupo non cacciasse più le pecore, inizialmente, avevano ben pensato di provare a sfruttare “l’effetto Garcia”. Quel comportamento anch’esso innato, e che abbiamo anche noi, per cui se un cibo ci provoca malessere, poi ci diventa repellente. E’ un istinto di auto-difesa, perché magari se ingeriamo un cibo tossico, e abbiamo la fortuna di salvarci, poi… eviteremo di nutrircene di nuovo, e anche in questo caso, chi non evitava di continuare a nutrirsene, possiamo immaginare che fine facesse e perché quindi, questo istinto sia fortemente presente. A chi non è mai successo, di mangiare qualcosa, stare male e poi per un bel pezzo avere sensazione di nausea o schifo di fronte a quel cibo? O … bevanda alcolica dopo le prime sbornie da ragazzini?

Ecco… in America hanno provato a imbottire carcasse di pecora con qualche sostanza che facesse solo star male i lupi, dei quali non volevano l’estinzione, ma dai quali era necessario difendere le greggi, e le hanno messe a loro disposizione.

Beh, purtroppo, la cosa ha funzionato a metà. I lupi smisero si di mangiare pecore, ma non di cacciarle!

Perché alla fine, lo fanno perché il loro istinto gli dice di farlo, e nel concludere la caccia, provano piacere, anche se poi non consumano la preda.

Ora, è proprio questo meccanismo che si innesca in contesti non naturali. In contesti che, spesso per opera dell’uomo, non sono gli stessi in cui le specie si sono evolute.

Serragli o pollai, dove le prede sono tutte rinchiuse, e magari comportamenti anomali di animali addomesticati e voluti dall’uomo con un certo comportamento, per la loro migliore gestione da parte dell’uomo stesso, fa si che a volte accadano stragi di animali da cortile.

Quello che succede è questo, il/i predatore/i va/nno a caccia, e cattura/no la prima preda. Consumata la stessa, in genere non dovrebbero più esserci altre prede li che guardano, aspettando il loro turno ed essere a loro volta uccisi. E comunque liberi in natura avrebbero modo di disperdersi e quindi i predatori, sazi e stanchi, avrebbero meno voglia di ricominciare daccapo.

La caccia in natura dicevamo, non sempre finisce bene per il predatore, anzi, quasi mai.

Ma se le prede sono ancora lì, tutte chiuse in uno spazio angusto, e magari al muoversi del predatore dopo il pasto, si agitano e incominciano a correre alla rinfusa, beh, l’istinto predatorio viene di nuovo innescato, la loro cattura risulta abbastanza facile e i predatori possono arrivare a far fuori tutti o quasi gli animali presenti, ovviamente senza più consumarli in quanto satolli…

Anche a me è successo, che i cani dei vicini siano entrati nel pollaio, e in un paio di raid abbiano sterminato tutto, ma ogni volta trovavo un solo becco e paia di zampe come resti non consumati di una delle galline uccise, e le carcasse degli altri animali ancora intatte o quasi. E penso che una cosa simile l’abbiano sentita o vista succedere in tanti.

In natura una strage simile difficilmente capita, anche se sono stati segnalati cassi di uccisioni multiple, ad esempio da parte di lupi che però, nei giorni successivi, tornano a consumare quel che resta delle carogne, in natura nulla va sprecato!

Ma se l’uomo ci mette mano e cambia il paesaggio, abbiamo come conseguenza queste, in apparenza, deviazioni comportamentali.

Questi comportamenti sono stati osservati quindi praticamente in ogni predatore, dal cane al lupo allo sciacallo alla volpe alla faina e via dicendo.

Ecco che se la volpe entra nel pollaio fa strage. Fenomeno detto Henhouse Syndrome o sindrome da pollaio. Link ad un articolo come esempio di un raid di volpe finito con lo sterminio di parecchie volpi.

O se il lupo entra in un serraglio di pecore le fa fuori tutte e cosi via. link ad un articolo in inglese, che parla di uccisioni multiple da parte di lupi.

Se avete voglia di approfondire, troverete tanto materiale a riguardo.

Del resto, come ho già detto, gli argomenti sono tanti e tanto complessi, come anche tanto affascinanti, quindi questo è solo un piccolo scorcio di una parte del comportamento animale, ed un invito ai golosi di scienza, eventualmente, ad approfondire.

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