Cos’è la Mielopatia Degenerativa

dm Cos'è la Mielopatia Degenerativa

Articolo originalmente pubblicato sul sito del Lupo Cecoslovacco

Premessa, non mi interessa assolutamente appropriarmi del lavoro intellettuale altrui, di conseguenza cito subito la fonte originale. Semplicemente, per evitare che un giorno l’articolo non sia più presente, o cambino indirizzo e quindi non sia più reperibile al link da me già pubblicato nella pagina relativa, che parla della mielopatia degenerativa, pagina da me scritta da ormai tanto tempo, lo ricopio integralmente.

Purtroppo ho una cagna geneticamente affetta da questa terribile patologia, per ora sana, ma ho il terrore di vederla ammalalre, e ci tengo a divulgare il più possibile queste informazioni, dato che ancora c’è molta resistenza nel mondo dell’allevamento a fare uno screening della patologia sui riproduttori.

Io mi auguro anche che la gente, sapendo che esiste questa malattia, ma anche è possibile evitare che i cani si possano ammalare, cominci a richiedere i test dei genitori, così da scalzare anche lo “zoccolo duro” del

“MASSI… tanto si ammalano dopo i 7 anni…”

PDF di uno studio scientifico che ne prova l’esistenza

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La Mielopatia Degenerativa (DM) è una grave patologia che colpisce il midollo spinale, descritta per la prima volta nel Pastore Tedesco nel 1973. Gli studi eseguiti negli anni successivi hanno evidenziato che molte razze canine sono soggette alla DM e in particolar modo i cani di taglia grande, ma è stata riscontrata anche in soggetti non di razza pura. Questa malattia colpisce solitamente cani di età compresa tra i 5 e i 14 anni senza mostrare predilezione di sesso.

La DM colpisce attraverso una progressiva ed irreversibile interruzione degli stimoli nervosi dagli arti al cervello e viceversa provocando la totale incapacità deambulatoria dell’animale e quindi l’eutanasia. Gli esami istologici condotti negli anni di ricerca permettono di affermare che a causare questi sintomi è una degenerazione della materia bianca del midollo spinale. Attraverso la materia bianca (composta da Assoni rivestiti di Melanina) avviene la trasmissione degli impulsi sensoriali dagli arti al cervello e di conseguenza la trasmissione dal cervello agli arti degli impulsi motori volontari e involontari. Nei soggetti affetti da DM, l’esame istologico evidenzia delle lesioni bilaterali e generalmente asimmetriche della materia bianca lungo tutto il midollo spinale con maggiore incidenza nel tratto posteriore. Queste lesioni interessano sia i fasci ascendenti che discendenti, ovvero sia quelli che trasmettono gli stimoli sensoriali dagli arti al cervello, che quelli che trasmettono gli stimoli motori dal cervello agli arti. Queste lesioni sono caratterizzate nella DM da una frammentazione e scomparsa dell’assone e da una alterazione della guaina (Melanina) che si presenta rigonfia e spezzettata. I sintomi compaiono come una lieve debolezza del treno posteriore che spesso venivano attribuiti ad una delle molte patologie di origine ortopedico e neurologico che interessano il treno posteriore, quali displasia, cauda equina e varie sindromi da compressione spinale di origine traumatico o tumorale. Molti anni di studi e ricerche hanno permesso di individuare delle peculiari sintomatologie esordienti e quindi un protocollo diagnostico accurato. Si procede con un esame dell’andatura attraverso il quale si possono riscontrare delle diverse anomalie che possono essere riconducibili ad un problema ortopedico, neurologico o di costruzione morfologica. I problemi ortopedici sono facilmente riconoscibili da movimenti antalgici (che hanno lo scopo di lenire il dolore riducendo il peso sull’arto interessato), quindi i classici problemi di zoppia, siano essi dovuti a traumi più o meno gravi, displasia o altre cause.

I problemi neurologici all’esame dell’andatura si manifestano con atassia (deficit più o meno gravi di coordinazioni), paresi (diminuzione della motilità volontaria) o paralisi (perdita totale della funzione motoria) che possono interessare uno o più arti. Si possono evidenziare una difficoltà da parte del treno posteriore a mantenere il peso, che si manifesta in posture statiche con abnorme allargamenti, o restringimento degli arti. In movimento si manifestano poi circumduzione e incrociamento degli arti. Uno dei maggiori indicatori di problemi neurologici e quindi anche della Mielopatia Degenerativa si ottiene dall’esame delle funzioni propriocettive; La propriocezione rappresenta la capacità del sistema nervoso di percepire la posizione del corpo e delle sue parti nonché della contrazione muscolare e del movimento nello spazio dei diversi distretti corporei (cinestesia) anche senza l’apporto della vista. L’esame avviene compiendo una dorsoflessione forzata del piede posteriore e si esamina la velocità della funzione propriocettiva nel riposizionarlo al suo stato naturale. Se il piede rimane nella posizione forzata vuol dire che c’è una netta interruzione nel sistema nervoso (ascendente e discendente) e si può diagnosticare un problema neurologico a carico della zona tronco-lombare spontanea del piede che comporta un consumo eccessivo delle unghie.

Nel caso in cui vi sia un evidente deficit neurologico a causare i problemi di andatura e in presenza dei sintomi d’esordio che sospettano la DM, attraverso un protocollo diagnostico specialistico si procede con l’esclusione di ogni possibile causa diversa e con il riconoscimento di altri fattori tipici di questa malattia. Viene eseguito un esame sullo stato mentale del soggetto, che nel caso della DM si mantiene perfettamente nella norma; si esegue poi un esame dei nervi cranici e un esame di palpazione alla sensibilità che, nel caso di DM, riscontra una totale assenza di risposta al dolore. A questo punto è possibile affermare con certezza che esiste un problema neurologico che interessa la regione tronco-lombare. Un problema di questo tipo può avere cause diverse. Varie sindromi da compressione di origine traumatiche o provocate da tumori possono portare delle parziali o totali interruzioni nel flusso nervoso, per questo si procede a RX e Risonanza Magnetica. Qui la questione si complica, spesso i cani hanno un’età avanzata e alla Mielopatia si possono sovrapporre problemi dovuti appunti all’età o a vari traumi. Un’attenta analisi di queste compressione permette però di comprendere se esse siano di tale rilevanza da giustificare i problemi neurologici di deambulazione. Se all’esame di Risonanza non si riscontrano problemi che giustificano i sintomi allora la diagnosi per esclusione è completata e si parla con cognizione di causa di Mielopatia Degenerativa. L’esame istologico ha sempre confermato questo protocollo diagnostico.
I sintomi della Mielopatia Degenerativa evolvono nel tempo fino alla totale incapacità deambulatoria. Dal riconoscimento dei primi sintomi il decorso della malattia viene stimato tra i 6 e i 36 mesi. Sebbene il decorso sia progressivo con esito certo, si notano periodi di relativa stabilizzazione alternati a rapidi e repentini peggioramenti. Sebbene i sintomi della malattia siano caratteristici, si notano nelle razze studiate delle diverse modalità di insorgenza e intensità dei sintomi. Per questo diversi studi specifici sono in atto, i maggiori e più completi riguardano Corgi e Poodle per le quali vi sono delle stime e protocolli precisi; nel Pastore Tedesco (parente più prossimo al Cane Lupo Cecoslovacco) sebbene la casistica studiata sia imponente, essa è irrisoria rispetto alla popolazione reale di questa razza, e quindi nessuna stima e protocollo è stato ufficialmente pubblicato. Qual è la causa di questa degenerazione della Materia Bianca? Non si conosce ancora esattamente questa causa. Molti studi sono stati fatti e molti sono in corso d’opera, molte informazioni nuove sono oggi disponibili ma molte dovranno ancora venire per poter dichiarare esaustiva la conoscenza su questa terribile malattia. Per molto si sono ritenute plausibili come cause imputabili alcune carenze nutrizionali in quanto in alcuni soggetti è possibile riscontrare fenomeni di male assorbimento, carenze di vitamine B12 e vitamina E. Negli anni vari studi sono stati condotti su questi aspetti ma al giorno d’oggi sono stati esclusi dalle possibili cause scatenanti. Un’altra ipotesi che ha goduto nel tempo di gran credito è quella secondo cui le lesioni alla materia bianca siano il risultato di un processo degenerativo immuno-immediato, ovvero che le lesioni tipiche della DM siano dovute all’attivazione autoimmune di popolazioni di linfociti che attaccano il tessuto nervoso danneggiandolo. Si sospettava che tale squilibrio potesse trovare origine in una generale carenza immunitaria, non ha caso la razza più colpita, il Pastore Tedesco, è il classico cane con sistema immunitario carente, predisposto ad allergie ed intolleranze alimentari. Parallelamente alle ricerche sull’ipotesi di processo immuno-immediato, per la correlazione già esistente in ambito umano rispetta alla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), si è supposto che potesse esserci anche una componente genetico/ereditario. Una ricercatrice americana dell’Università Missouri-Columbia, Joan Coates, con un nutrito pool di ricercatori, mise in opera diversi studi sul DNA di cani malati nonché degli studi genealogici molto approfonditi su ampi campioni di soggetti appartenenti a razze particolarmente colpite.. Partendo dallo studio del gene SOD1 responsabile della SLA nell’uomo, considerando le analogie con la DM canina, si è proceduto ad uno scrupoloso esame di un campione di razza Corgi Pembrok. La ricerca ha spaziato da indagini genealogiche, diagnostiche, istologiche e soprattutto genetiche, applicando la tecnica detta Studio di Associazione Genetica Multipla (Genome-Wide Association, GWA), atta a identificare marcatori genetici che variano sistematicamente tra due gruppi di individui (malati e sani). Fu scoperto che nella regione CFA31, tutti i cani malati erano omozigoti ad una versione mutata del gene SOD1, già responsabile nell’uomo della SLA, disturbo per certi versi simile alla DM. Approfondite indagini di riscontro con le più sofisticate tecnologie furono messe in opera sull’intero campione di 55 soggetti dando esito coerente e corrispondente alla controparte diagnostica e genealogica della ricerca, potendo pubblicare la scoperta di questo gene recessivo il cui comportamento risulta direttamente collegato allo sviluppo dei sintomi della malattia. Dopo questo primo riscontro venne messa in atto una verifica in altri campioni di soggetti di altre razze colpite, quali Pastore Tedesco, Boxer, Howavart ed altre. Il riscontro positivo permise l’annuncio della messa a punto di un test genetico sulla sequenza del DNA (PCR) per rilevare la presenza del gene nella sua forma mutata.
Questa ricerca ha rilevato che tutti i soggetti malati possiedono il gene mutato DM come omozigote (DM/DM) e nessun cane che presenta il gene mutato come eterozigote (DM/n portatore sano), e nessun cane che presenta il gene sano come omozigote (n/n) hanno mai manifestato sintomi. Quello che manca è la certezza assoluta che un risultato DM/DM al test possa significare lo sviluppo certo della malattia, anche se la maggior parte dei cani così testati era ammalata in partenza o ha poi cominciato a manifestare i sintomi. Per quelli senza sintomi, è stata chiamata in causa la giovane età e la possibilità di sviluppare in futuro la malattia. Ci sono alcuni soggetti molto anziani (non segnalati ancora nei report scientifici) che non hanno sviluppato la malattia. Focus dei ricercatori è capire quanti sono e perché è successo questo Questa scoperta ha escluso la causa immunitaria, in quanto il SOD1 è un gene che regola una proteina che serve a proteggere la materia bianca del midollo spinale, e sembra che sia proprio la mancanza di questa funzione nel gene mutato e omozigote a determinare le lesioni neurologiche che sono alla base dei sintomi. Quindi l’ipotesi di eziopatogenesi attualmente accreditata è quella di una predisposizione genetica ereditaria che viene innescata da un fattore scatenante (trigger), ancora sconosciuto.
Nel dicembre del 2008 il PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences, USA) ha pubblicato un articolo, referenziato dalle più prestigiose unità di ricerca americane e non (Missouri/Columbia, Massachusetts Institut of Tecnology, Harvard, Uppsala Universitet, Svezia) che espone i criteri di questo studio e come si è giunti alla scoperta del gene e alla messa a punto del test. I maggiori centri di ricerca veterinari, tra i quali l’OFA, Università di Berna, Università di Bologna e di Milano a livello nazionale, hanno inserito nei loro protocolli diagnostici e di ricerca questo test. Tuttavia la scoperta è relativamente recente e non esistono ancora approfondite pubblicazioni veterinarie sulla Mielopatia Degenerativa aggiornate con queste nuove conoscenze, tanto che molti ambienti veterinari non specialisti ancora ignorano il grande passo avanti compiuto nel campo di questa grave patologia. Nel 2009 è stata rilevata la presenza della Mielopatia Degenerativa anche nel Cane Lupo Cecoslovacco, ma è lecito supporre che la sua presenza risalga fin dagli albori della razza come eredità diretta del Pastore Tedesco, ma che la scarsa conoscenza e l’età avanzata in cui si sviluppa abbiano impedito di riconoscerla. Mijke van Heyningen, da sempre impegnata a sensibilizzare i proprietari sui diversi problemi di salute che incorrono nella nostra razza, avendo notizia del nuovo test disponibile e sulla base della parentela tra Cane Lupo Cecoslovacco e Pastore Tedesco si è prodigata a ricercare notizia di qualche caso segnalato. La sua ricerca è terminata nel soggetto Justine Stella Artoi de Louba Tar, sul quale vi fu riscontro diagnostico specialistico, positività al gene omozigote.

Che importanza è giusto dare a questa malattia? Quale peso deve avere la predisposizione genetica alla DM nella selezione di razza? Una risposta esaudiente e incontrovertibile non si può dare allo stato attuale, in mancanza di stime attendibili sulla diffusione del gene DM nella nostra razza, e di conoscenze scientifiche su come questa predisposizione si manifesta a livello sintomatico e con quale incidenza. Di sicuro una selezione di razza di qualità non può esimersi dal considerare tutti i problemi di salute conosciuti, in primis quelli a base ereditaria, rilevabili con test genetici. Ritengo la posizione dei ricercatori dell’Università Missouri/Columbia la più equilibrata e realmente applicabile:
L’allele DM è molto comune in alcune razze. In queste razze un programma di allevamento eccessivamente aggressivo per eliminare i cani DM/DM e DM / n, potrebbe essere devastante per la razza nel suo complesso perché eliminerebbe una buona parte dei cani di alta qualità che normalmente contribuiscono alle caratteristiche desiderabili della razza. Tuttavia la DM dovrebbe essere presa sul serio. Si tratta di una malattia mortale con conseguenze devastanti per i cani e un’esperienza molto spiacevole per i proprietari che si prendono cura di loro. Un approccio realistico nel selezionare per l’allevamento potrebbe essere quella di considerare i cani con l’allele DM/DM o DM / n come se avessero un difetto, come una pessima linea dorsale o andatura imperfetta sarebbero considerati difetti. Il cane DM / DM deve essere considerato con un difetto peggiore di quello che risulta DM/ n. I selezionatori del campo cinofilo potrebbero continuare a fare ciò che gli allevatori zootecnici di coscienza hanno sempre fatto: basando le selezioni per l’allevamento alla luce di tutti i punti di merito dei cani e di tutti i loro difetti. Con questo approccio per molte generazioni, si dovrebbe ridurre in modo sostanziale la presenza della DM, pur continuando a mantenere e migliorare quelle qualità che hanno contribuito alle diverse razze canine. Riassunto: Si consiglia di allevatori di cani prendere in considerazione i risultati dei test di DM per pianificare i loro programmi di allevamento, tuttavia, essi non dovrebbero enfatizzare questo risultato del test. Invece, il risultato del test è un fattore tra i tanti in un programma di allevamento equilibrato.
Passaggio tradotto da: http://www.caninegeneticdiseases.net/DM/testDM.htm

Fonti:

PUBBLICAZIONE PNASversione pdf
OFA
UNIVERSITA’ MISSOURI-COLUMBIA
Degenerative Myelopathy in 18 Pembroke Welsh Corgi Dogs
• UNIVERSITA’ DI BOLOGNA
• La MD del cane (universita di bologna)
Approccio clinico alla MD

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